Vista oggi su vari giornali catalani

Delirio.

Torno a casa dalla fiera vegana, faccio per spogliarmi, ma da La Raposa (andateci, non si può descrivere) si alza una musica martellante che riconosco subito:

One More Time dei Daft Punk.

Mi ha ricordato di quando la ballavo  in un villaggio vacanze, a vent’anni esatti, con l’unico pensiero di aver rimandato un esame. E sì, di avere una cotta per il ragazzo di un’amica. Che dramma!

Intanto i miei coetanei venivano pestati al G8 di Genova, e io neanche sapevo ci fosse. L’avevo scoperto perché i miei coetanei nel villaggio fighetto, non proprio dei Black Bloc diciamo, si erano detti contenti della cosa.

Venticinque anni dopo, le vetrine scassate vicino alla mia vecchia casa (quella in centro che ho il privilegio di affittare, e col contratto-capestro della nuova legge) mi testimoniano una rabbia che c’è ancora, che capisco perché so di non poterla capire, e che infatti diventa saccheggio di cose che io potrei comprare senza troppi problemi, magari rinunciando a qualche pizza settimanale (ora che il contratto-capestro mi ha limitato le già scarse entrate, ed è giusto così).

Un inquilino mi diceva che avevano rotto le vetrine di Massimo Dutti, delle ottiche in zona, rubato Ray Ban… I ragazzi del Raval, figli dell’immigrazione.

Anni fa, dei bianchissimi ragazzini catalani (e tante, tante ragazzine), checché ne dicano gli amici indipendentisti sembravano più eccitati dal gioco alla guerriglia che dal pensiero di una Catalogna indipendente. O così mi pareva mentre respiravo i lacrimogeni nel mio androne e provavo a chiamare l’ascensore, poi rinunciavo e salivo con la gola in fiamme e gli occhi appannati.

Ma anche costoro mostravano una rabbia che stare qui mi ha fatto percepire come sacrosanta, anche se spesso non produce gli effetti sperati: la gente vede solo la minoranza che dà in escandescenze, rispetto alle ragioni di chi sa di non contare niente, perché la gente più giovane è demograficamente svantaggiata. Ci si preoccupa più delle pensioni che del diritto a un alloggio decente, ora che una casa non si compra più con due soldi, o un mutuo facile da ottenere. Non sminuisco i sacrifici delle generazioni precedenti, dico che spesso ragionano su dati che ora non esistono più.

Stasera stavo per uscire di colpo, a inseguire la musica. Mi ero anche messa le scarpe e il primo vestito che avevo trovato in giro. Ma poi il gatto mi ha chiesto di salire sul lavandino per bere, e mi sono ricordata che una grandissima minchiata che ho fatto quell’estate del G8 è ingigantire quella cotta per l’amico al punto di farne un tormentone a vita, peggio di quelli dei Daft Punk.

Quindi ho ceduto One More Time alle persone giovani, spesso queer, spesso migranti, che frequentano La Raposa. Ma tanto loro se l’erano già presa, la canzone. E un po’ pure il mondo. E vogliono cose tipo realizzare il socialismo o cacciare Trump dall’America Latina.

Per me è un’ottima cosa che almeno ci provino. Almeno loro.