Altro estratto dal mio Substack. Ci vediamo lì!

Sull’amico pakistano ho scritto un romanzo.

Con lui non è stato un problema l’addio. È stato strano ritrovarsi.

L’addio è stato su Oxford Road, ed è stato per caso. Lui andava a terminare gli studi e a lottare per il suo matrimonio non combinato, non consumato fino alle nozze. Io andavo a sprecare la mia “bella testa” (cit.) in un altro progetto costoso e inutile. Che non mi sembrava sprecato.

Ritrovarsi a Barcellona ci ha costretti a pensare.

Cosa abbiamo fatto in questi vent’anni?

Lui è diventato ciò che doveva essere: marito e padre, figlio devoto di genitori che si era preso a carico, pensionabile a 40 anni perché i soldi li aveva fatti, lasciando il fegato tra tutti i MacDonald’s del mondo.

A me però aveva offerto un pranzo a cinque stelle da Teresa Carles, e mi aveva chiesto: come funzionavano i club cannabici? Non aveva mai provato.

Tante cose, non aveva mai provato…

Ci eravamo ubriacati con un bicchierino di cava e mezzo – il secondo era stato condiviso. Io non ho mai saputo bere e lui se lo concedeva da poco.

Un equivoco – giuro che credevo che quella porta fosse l’ascensore – ci aveva fatti finire nella stessa stanza. La sua.

Ero stata vigliacca? Avevo tinto di moralismo (“Non vado con uomini sposati”) la mia paura davanti al suo malessere fisico, reale. Stava per trasgredire. Lui che aveva fatto sempre la cosa giusta.

Dopo ci eravamo visti ancora, ma non era più la stessa cosa. Si era pensionato sul serio, aveva preso un altro lavoro.

Aveva deciso di non pensarci più, a come sarebbe stato. Se avesse fumato uno spliff, come li chiamavano nel nostro vecchio studentato, se avesse “consumato” prima di sposarsi, e scoperto che non è subito Le mille e una notte.

Io nemmeno ci penso più, in questo lutto agrodolce per cose che neanche volevo, ma che l’età e il conto in banca anemico allontanano da me per sempre.

Un giorno ci rivedremo, sempre in fretta, lui già proiettato altrove e io ansiosa di non andare in nessun posto.

Quel giorno mi farò un punto d’onore di offrire io.