Avete presente il luogo comune “Non devi piacere a lui, ma a te stessa?”. Va bene anche la versione maschile, può diventare unisex.
Ebbene sì, sono qui per ribadirlo. Ne sentivate il bisogno? No? Peccato.
Perché è una di quelle frasi fatte così vere che ce le dimentichiamo, le scartiamo pensando o che abbiamo imparato la lezione o che alla fine è una cagata, e facciamo i bastian contrari pure su questo.
Io sono qui per ricordarvela per un motivo: è una frase che a sottovalutarla costa tempo e denaro.
Non ci credete? Allora rilancio con un altro luogo comune: se le donne amassero il proprio corpo, quante aziende andrebbero in fallimento?
Vedete, ora che ho di nuovo del tempo libero sono tornata alla mia follia degli ultimi anni: il fai-da-te. Scarto su youtube i tutorial più divertenti, cerco di mettere in pratica con risultati alterni le lezioni su come farsi un maglione a uncinetto o un ghiacciolo di yogurt e frutti di bosco.
Ma sapete quanti tutorial riguardano la bellezza personale, quest’ossessione per essere sempre smaglianti, oppure esibire la tartaruga perfetta e il look giusto per ogni occasione?
Ecco, pensate a quanto costi questa roba in termini di tempo e denaro.
Me l’immagino come una strada che prima di portarci alla meta (piacere a noi, in definitiva) si attorciglia peggio dei labirinti del Corriere dei Piccoli, per chi se li ricorda.
Quello è il percorso che facciamo se cerchiamo la nostra approvazione attraverso gli occhi degli altri. Con l’aggravante, magari, di lasciar andare gli altri in questione una volta che l’abbiamo ottenuta.
Invece, la strada per l’approvazione di noi stessi, senza questa falsa scorciatoia che finisce per farci perdere, è una vita retta, un po’ monotona ma lineare, due metri al giorno se va bene, con occasionali balzi e rarissime tappe bruciate (non vi ci affezionate, però). Non costa che qualche minuto di attenzione, soprattutto costanza, che è la cosa più difficile. La costanza con cui ci applichiamo del balsamo sapendo che prima di un mese non vedremo risultati.
Ecco, l’amor proprio è un balsamo che funziona un po’ così.
Non ci dà le impennate d’orgoglio che può conferire l’approvazione altrui, né la sensazione di star facendo chissà cosa, perché ormai ci sembra che se non buttiamo tempo e denaro non stiamo facendo niente.
Eppur si muove, funziona, fa quei miracoli che proprio per l’assenza di miracolosità sono i più duraturi, economici, efficaci.
Quindi, non sottovalutiamo sta storia che piacere a noi in definitiva è l’unica cosa che conti.
Peraltro non sono mai piaciuta tanto agli altri come quando ho smesso di cercare la loro approvazione e ho mostrato loro, serenamente, la mia per me.

Primo giorno di libertà!
Sono diventata intollerante a ciò che non mi piace.
Per quelle coincidenze che fanno bene al cuore, ho rivisto la “mia” casa due anni dopo averla lasciata.
Avete presente la situazione? Una tesina da consegnare proprio entro la domenica del trasloco.
A proposito (immaginatemi con un lungo vestito nero e una statuetta in mano con la sagoma del professore), questo risultato volevo dedicarlo a voi.
Una signora piuttosto eccentrica, ma piena di energie, una volta mi disse che si era resa conto di un’incongruenza: prima puliva casa e poi si lavava lei. A suo modo di vedere, significava continuare a dare priorità ai suoi “doveri di sposa e madre”, piuttosto che alla cura di sé, quindi da quel momento in poi avrebbe fatto il contrario: prima la doccia, poi le pulizie di primavera.
A volte è la signora a cui pesto i piedi in metro, e non accetta le mie scuse.
Quando ho costretto qualcuno a prendere un caffè con me e confrontarsi col passato, il nostro passato insieme, non è stata la fine, è stato l’inizio. L’inizio di nuove domande, nuove richieste di confronto. Che non toglievano il problema di fondo: il fatto che lui non volesse a) vedermi, b) darmi spiegazioni, c) tornare con me.
E niente, mi è venuta su questa riflessione, non ancora digerita come il pranzo pasquale, a proposito della mia cyclette. Cioè, in realtà è di mio padre, ma l’adotto ogni volta che torno in paese e non voglio proprio mettermi a quattro di bastoni (per i non napoletani: svaccarmi).