E che du’ palle! Quante volte me lo sono detta, in periodi meno ameni di questo?
Credo sia una sensazione comune, specie nei momenti in cui ci sembra che tutto quello che stiamo facendo si riduca alla parola manutenzione.
Stiamo evitando alla casa di cadere a pezzi, alla relazione d’infrangersi contro la monotonia, al lavoro di essere un’esperienza del tutto sgradevole.
E allora ci chiediamo: ma che cavolo facevo, prima? Quando mi andava tutto male e non avevo né un lavoro, né una relazione, né una casa decente di cui parlare?
Beh, hai detto niente. Ci andava tutto male.
Il #mainagioia è il migliore dei passatempi, il più epico.
E non scherzo. Nell’anno abbondante post-crisi che ho trascorso solo a rimettermi in forze, a “fare progressi”, riscoprire la vita, non mi sono annoiata un momento.
Avevo quest’epica tanto cara ai nostri giorni, quella del passo dopo passo, verso la vittoria, che ultimamente accompagna sia la fondazione di una ONG che il primo giorno di dieta.
Quindi i periodi schifosi ci risparmiano un problema importante: quello di fare i conti con la realtà. O almeno col suo lato meno epico: le inevitabili minutaglie.
La realtà, nei periodi neri, ce la possiamo solo immaginare durante la “convalescenza”, passeggiando in un parco che comincia a odorare di primavera, chiedendoci se tornerà mai quello lì nella nostra vita, oppure dove saremo da lì a un anno… Tutte domande che non includono quisquilie come il piatto doccia da lavare, o i primi, solitari venerdì sera in una città di sconosciuti.
La manutenzione è una delle necessità umane, la meno sponsorizzata nelle grandi manovre della felicità.
Quindi ho smesso di chiedermi perché tutta sta noia non mi toccasse uno, due, tre anni fa.
E ho imparato a godermi i periodi di bonaccia, in attesa del brivido delle novità future.
Sempre meglio che la risoluzione di sbagliare sempre e comunque, solo per evitare il fastidio di rimettere insieme i cocci.

In spagnolo e in catalano si dice “andare di culo” (“voy de culo”, “vaig de cul”) espressione emblematica di come ci sentiamo quando dovremmo stare già da cinque minuti nel posto in cui ci aspettano, o tra un minuto busseranno alla porta e casa nostra sembra quella post-tornado di Dorothy.
No, ragazzi, grazie della fiducia! Mi spiace che adesso, nel seguito a
Ok, siete in crisi.
Ok, ste dritte che vi scrivo qua sotto sono andate bene a me e/o a chi mi ha circondato in un momento o nell’altro della mia vita barcellonese. Come scoprirete leggendo, alcune mi sono simpatiche e altre no, alcune sono rischiosette su vari livelli e altre meno. Scegliete voi quali seguire!
Questo è lo spinoff di un 
Avete presente, nei film adolescenziali anni ’80, la scena in cui il protagonista ha un asso nella manica, un amuleto o una qualsiasi arma segreta che teoricamente lo renda invincibile? Ecco, in genere, proprio alla resa dei conti finale, l’arma segreta svanisce in malo modo.
Ho conosciuto un simpatico signore argentino che mi chiama “tanita”. Non è il diminutivo di una
Di recente ho avuto un’interessante discussione con qualcuno che odia con tutta l’anima il detto “Volere è potere”.