Nella breve storia allegra di fine feste parlavamo di ricordi d’infanzia, ugualmente magici anche se totalmente diversi tra loro, e riflettevamo su quanto questa nostalgia ci serva a camuffare il presente, renderlo abitabile come se di suo non avesse niente di bello.
Vi ho visti, sapete. Voi e Maina Gioia, il panettone più amaro che c’è. E gli scherzi su cosa non vada delle vostre vite, che spesso è lo stesso che non va della mia: l’incertezza del futuro. Lorenzone il Magnifico (mi si dice che ultimamente sia tornato di moda, in Italia) ha voglia a predicarcelo, che del doman non v’è certezza. Ci volevano una crisi economica e il trionfo di politiche scellerate per ricordarcelo costantemente. E invece di darci alla pazza gioia come il figlio di papà fiorentino, stiamo a tormentarci come se questo cambiasse le nostre sorti.
Capisco che ci sia anche poco da ridere, ma pensiamoci: se il passato ci sembra magico, e scopriamo che è così per tutti i passati, perché non guardare con occhi diversi il presente?
Insomma, l’amica precaria che visito ogni anno per le feste vive nell’Inghilterra della Brexit e da qualche anno affronta un caroviveri che anche io, nonostante i recenti exploit barcellonesi, mi sogno. Ma ci ho anche vissuto, in Inghilterra: è impagabile la libertà che si respira nonostante la storia recente, impagabili l’associazionismo, l’ambiente accademico…
Le vicine dell’amica, invece, hanno avuto l’opportunità di vivere fin dai vent’anni la vita concreta e piena d’affetti che volevano, che le ha fatte sentire appagate, benché lontano dal paesello. Hanno “coronato il loro sogno d’amore”, come si dice in certe favole, hanno dei figli che adorano e una “nuova” città che ormai sentono come loro, in cui hanno creato comunque una piccola colonia paesana. Le loro nonne al massimo hanno viaggiato in luna di miele, e magari non si sono allontanate troppo dalla Costiera Amalfitana.
Quindi va bene mitizzare il passato, ma proviamo a fare l’esercizio nerd/niuegge di scrivere cos’abbia di buono il presente. Arriviamo fino a 5, è un ordine. Dai che 5 cose le troviamo.
Ma ok, capisco, continuiamo a pensare a quelle che non vanno! E allora rispondiamo onestamente: quali possono almeno migliorare, a lavorarci un po’? Quali decisioni non stiamo prendendo per paura o incertezza sugli esiti? (Paura, insomma). Io ne posso elencare almeno tre.
Solo quando avremo fatto pace col nostro presente precario potremo idealizzare il passato. Scoprendo magari di non averne più bisogno.
I have a dream: che la mia amica e le sue vicine, nemiche d’infanzia, passino il `prossimo Natale tutte insieme. O almeno un pomeriggio a panettone e roccocò.
Si dice che quando facciamo pace col passato il presente è più bello.
Secondo me vale anche al contrario.

Come ogni anno, sono andata a trovare un’amica di ritorno in paese per le festività. E come ogni anno ho avuto modo di salutare anche le sue dirimpettaie, un tempo “le figlie della vicina”, anche loro in visita da Milano per portare i loro bambini dai nonni.
No, che non siamo sconfitti. Certo non lo siamo perché, secondo 

Netflix mi ha insegnato zen e tolleranza. No, tranquilli, non è l’ennesimo post in cui cerco di convincervi a fare mindfulness, che da un po’ sto saltando pure io.
All’università c’era questo ragazzo che dipingeva. Lo chiamavamo Picassó. Non per lo stile pittorico, ma per una nota gag di Totò. Oh, che volete, eravamo a Napoli.
Quelli che si lamentano perché Barcellona non è come la città in cui sono nati. Per esempio, come si permettono questi di non avere
L’altra sera, nella bolgia infernale che diventa Plaça Catalunya sotto Natale, ho girato un piccolo video ai miei sulle luminarie delle feste. Nel rivederlo prima d’inviarlo (avendo il cellulare dei Puffi, le immagini erano sfuocate), ho dovuto alzare al massimo il volume per ascoltare in quel caos la mia spiegazione da guida improvvisata. All’altezza della Fnac, un signore anziano che andava a braccetto con una donna più giovanile, ha bofonchiato a distanza di sicurezza, e a voce bassa: