
Joakim Lund, Unfinished Landscape, http://www.joakimlund.com/artwork/paintings/landscapes/
Ok, l’espressione che più detesto, dopo tutte quelle con “almeno”, è:
“È già tanto che…”.
Sapete perché? A vent’anni me la dedicavano spesso. Di solito si riferivano allo scoppiato di turno che volevo a tutti i costi al mio fianco. E poi non osavano, ma a volte alludevano proprio a me, alla mia vita: e a vent’anni si è solo buffi, ad avercela sgangherata.
“È già tanto che lui ti accompagni alla festa, invece di presentarsi con un machete e uccidere tutti” (per il ragazzo).
“È già tanto che le tue colazioni a base di panino napoletano e Coca Cola non ti abbiano portato direttamente all’ospedale” (per la mia vita).
Insomma, fino agli anni di Cristo conducevo un’esistenza amena, ma disconnessa da me e da quello che volevo davvero: hai visto mai che provassi ad averlo e non ci riuscissi.
Poi c’è stata la mia famosa crisi, e da allora è tutto in discesa! Anche se, come s’è detto, certe cose le ho cominciate tardino… E forse, per motivi estranei alla mia volontà (che sono i peggiori), dovrò rinunciare a questo o quel desiderio importante.
Allora, invece dell’antico “È già tanto che…”, devo pensare “È già tanto”. E basta.
Perché spesso ce lo dimentichiamo, il tanto che c’è.
È già tanto che io sia arrivata a essere serena, perfino felice. È già tanto che sia riuscita a recuperare la cosa che più amo al mondo, a farci perfino qualcosa di buono.
Dirmi questo non significa fare come la volpe e l’uva: perché la sento, la rabbia e la frustrazione delle mosse false, delle scommesse che ho perso (un master, una relazione, un lavoro finito dopo pochi mesi), e di quello che mi costeranno. Quello va sempre ammesso, per salvare il salvabile.
Ma ci sono due modi di vedere lo stesso quadro, che è quello un po’ desolato e un po’ troppo barocco di ciò che siamo diventati.
Diciamo che scoprire che “È già tanto” non è il peggiore.
E poi dice che è l’unica speranza perché anche quelle cose che mancano all’appello, prima o poi, possano fare capolino: leggenda vuole che succede quando credevamo di averle perse per sempre.
Che vi devo di’.
È già tanto che ci credo ancora.


La lezione su San Valentino e San Faustino era inevitabile, un 15 febbraio in cui il libro di testo mi dava un’unità sull’anima gemella.
Questo è lo spinoff di un
Di recente ho avuto un’interessante discussione con qualcuno che odia con tutta l’anima il detto “Volere è potere”.
Odi et amo non se l’è inventato Catullo per farci disperare alle interrogazioni: è una grande verità!
Nei miei primi tempi a Barcellona, quando ancora reggevo la movida locale, mi toccò una coinquilina memorabile. Era una tipa simpaticissima e intelligente, amica di amici, ma svitata totale, eternamente imbronciata perché era finita in una casa di guiris (termine locale e vagamente razzista per indicare turisti e/o forestieri “occidentali”). La domenica noi stranieri ci aggiravamo per casa come zombie, reduci da nottate all’ultimo chupito, e lei era lì, con tutto il suo entusiasmo, a cercare di resuscitarci con mille dépliant di sconti per i musei e link assortiti su
Avete presente quei libri (ma anche le serie TV) di cui diciamo “è una droga“? Mi sembra che quest’espressione venga fraintesa, scambiata troppo presto per una dichiarazione d’amore. A me, invece, rievoca più spesso un tradimento, benché delizioso, consumato in fretta come tutti i tradimenti. Riflettevo su tutto ciò a proposito di una